L’Acchiappasogni

By martedì, Settembre 16, 2014 Permalink 7

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Quella sera, mentre Talitha rientrava in casa con movimenti cauti, quasi in punta di piedi, Sole era seduta in cucina, in attesa, con un’espressione ferita dipinta in volto. Le braccia abbandonate in grembo, lo sguardo di chi sembrava aver smarrito la via di casa da molto tempo: nulla in lei avrebbe fatto presagire le parole che da lì a poco avrebbe pronunciato. “Entro domani sera avrò liberato la mia stanza.” 

Sebbene Talitha avesse provata a fermarla, la ragazza non aveva voluto sentire ragioni e si diresse in camera sua, non proferí alcunché limitandosi a scuotere la testa con determinazione. Troppo stanca anche solo per svestirsi si lasciò cadere sul letto: l’abito a fiori di quel giorno ancora indosso, i calzini arrotolati attorno alle caviglie e il trucco sbavato sotto agli occhi. Sospirò, e non si rese neppure conto di quanto rapidamente sprofondò fra le braccia di Morfeo, con dolcezza si ritrovò nella fase nella quale l’inconscio prende il sopravvento, quella in cui ci si smarrisce all’interno della propria mente, sognando.

Sole correva per strada, affannata, i sensi attivati e confusi. Sapeva di essere in pericolo, me perché? Cosa stava accadendo? Aveva freddo, e il vestito a fiori era troppo leggero per riuscire a scaldarle le membra. Si fermò quando vide la porta della libreria di fronte a lei, respirava faticosamente e fissava incredula l’insegna del negozio dove lavorava. C’era qualcosa di strano, il portone era sbarrato e la scritta che vi troneggiava sopra troppo sbiadita perché si riuscisse ancora a leggere qualcosa. Si voltò indietro e una folata di aria gelida la investì in pieno petto, tentando di strapparle delle ossa quel poco calore che ancora riusciva a conservare. Rabbrividì stringendosi le braccia attorno al corpo, e grazie a quel gesto scoprì di avere la pelle graffiata, le mani erano dipinte da ragnatele di sangue, mentre le braccia le dolevano come se fossero ricoperte di lividi. Sentì poco a poco il panico farsi largo, insinuandosi nelle sue vene, fra i pensieri, strisciando, subdolo come sempre, e Sole stava per perdere il controllo, ancora di più perlomeno. Stava finalmente cedendo al terrore, e le sue ginocchia cominciarono a tremare, troppo stanche, troppo affaticate persino per sostenere quel corpo leggero. Ma poco prima che le gambe decidessero di non reggerla più, si sentì afferrare da mani forti, mani che la stavano sollevando di peso e trascinando lontana da “Los libros encantados”, lontana dalla strada, lontana dal vento che non le dava pace. “Sole, Sole, ho bisogno che tu regga questo, per favore, ce la fai?” Le mani l’avevano liberata dalla loro stretta e il freddo aveva ricominciato a farle battere i denti, alzó lo sguardo sicura di chi fosse il suo salvatore. Conosceva Dorian fin troppo bene per dubitare di lui, per dubitare che non l’avrebbe – ancora una volta – tratta in salvo. Annuì con veemenza, aprendo una mano per prendere lo scarabeo dorato che lui le stava porgendo. La guardava come se avesse paura di romperla solo fissandola. Si sforzò di sorridere, sebbene dietro all’azzurro delle iridi si nascondesse qualcosa di inquieto, qualcosa che mai e poi mai avrebbe ammesso, neppure a se stesso. “Non sono mai stata così debole, Dorian, in nessuna delle mie vite passate. Che cosa mi sta succedendo?” Ma le ultime parole di Sole vennero coperte da un rumore assordante, da un tuono impetuoso e inarrestabile, e, mentre la ragazza volgeva il proprio sguardo al cielo scuro e tempestoso, una luce accecante anticipó quel colpo che le giunse inaspettato, quel dolore insopportabile che le spezzò ogni ossa in mille frammenti, che squarciò la sua carne, che la ridusse in cenere ancor prima che potesse realizzare cosa stesse accadendo.

Nel buio della sua camera da letto, Sole si risvegliò madida di sudore. Con una mano cercó a tastoni l’interruttore della piccola abat-jour che poggiava sul comodino, la luce gialla della lampadina avvolse la stanza, creando giochi d’ombre con i profili dei mobili. Durante quello che a tutti gli effetti le sembrò solamente un incubo, qualcosa effettivamente era andato in mille pezzi negli ultimi minuti. Piume e rametti giacevano sparsi per la stanza, come se qualcuno si fosse divertito a far esplodere l’acchiappasogni che pendeva – fino a quella stessa sera – sopra il letto della giovane donna. E dalla perla, che si sarebbe dovuta trovare all’interno della ragnatela di fili dorati del “talismano” – o così lo aveva chiamato Talitha quando glielo regaló per Natale -, pendeva un foglietto arrotolato. Era buffo, come fra tutti quei resti, sparpagliati ovunque, quella parte tanto piccola si fosse adagiata con inaspettata leggerezza proprio accanto alla sua mano, posata fra le lenzuola. Sole dispiegò il biglietto, curiosa, cercando di leggere le parole scritte con la sua stessa calligrafia: “Non dubitare mai dei tuoi sogni.”

 

 

La storia di Sole continua, “L’acchiappasogni” non è tratto da un libro ed è uno dei racconti che narrano semplicemente una fiaba contemporanea.

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