Bisogno di sapere

By martedì, Novembre 11, 2014 Permalink 2

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“Ti lascio sola qualche giorno, vado fuori città per lavoro. Non fuggire subito, pensaci su, schiarisciti le idee, ma non prendere decisioni affrettate. Ti spiegherò tutto, promesso. Non lasciarmi S, non adesso.” Sole rilesse ancora quel biglietto, lasciato da Talitha quasi una settimana prima. Non aveva sue notizie da allora e i dubbi la tormentavano senza sosta.

Come i sogni dopotutto, quei sogni che erano cominciati la notte in cui si ruppe l’acchiappasogni, mandando in frantumi una protezione che fino a quel momento aveva considerato quasi folkloristica. Lasciò la cucina, stringendo fra le mani quel pezzetto di carta e dirigendosi verso il soggiorno dove l’attendeva Miss Patched, comodamente seduta sullo schienale del divano. Poco distante dalla gatta, il movimento di un’ombra fece sobbalzare Sole che per poco non si lasciò sfuggire un grido. “Che diamine ci fai in casa mia?”
L
ui stava guardando fuori dalla finestra, ma sebbene le desse le spalle, la ragazza non ebbe un attimo di esitazione nel riconoscerlo. Lo aveva sognato fin troppo spesso per non sapere a chi appartenessero quelle spalle larghe e quella massa di capelli in disordine. Dorian si voltò lentamente, le mani in tasca, il giubbotto di pelle fradicio d’acqua e lo sguardo di un vagabondo. E se non fosse stato per la rabbia che sentiva crescere nel petto, Sole avrebbe persino osato chiedergli che cosa gli fosse accaduto. Eppure rimase in silenzio, gli occhi che guizzavano da lui alla finestra, cercando forse una via di fuga.
“Non sapevo dove andare. Mi hanno trovato.” Gli occhi scuri del giovane brillarono, trasmettendo paura, se non addirittura terrore. Avanzò verso la ragazza, sospirando.
“N-non ti av-vicinare.” D’istinto Sole indietreggiò di un passo, la voce che tremava, le immagini del Dorian dei suoi sogni che interferivano con quelle reali.
“Non ti farei mai del male, non potrei neanche volendo. Sono qui perché voglio raccontarti la verità”, parole lente, scandite con attenzione.
Sole non rispose, restando a guardarlo, l’espressione vuota, la rabbia che si mischiava alla paura, i pensieri disconnessi e quell’unica strana e familiare sensazione di potersi fidare di lui.
Il ragazzo provò, questa volta più cautamente, ad accorciare le distanze di un passo, lei non si mosse e lui tornò a respirare, come se avesse a che fare con un animale selvatico. “Non m’importa ciò che dice Talitha, hai bisogno di sapere, perché presto arriveranno anche qui, presto ci troveranno, tutti quanti.”
“C-chi sei?”
“Sai chi sono, lo hai sempre saputo.”
Per un lungo istante cadde il silenzio frammentato solo dal rumore della pioggia sui vetri e dal traffico della sera, Miss Patched in silenzio aveva raggiunto i due, e dall’ombra di una sedia li osservava con attenzione. Sole abbassò lo sguardo per un istante, il tempo di accorgersi di avere le mani tanto serrate da conficcarsi le unghie nei palmi. E quel dolore le ricordò di non essere nell’ennesimo sogno senza nè capo nè coda, quel dolore le gettò in faccia la realtà, come una secchiata d’acqua. “No, non lo so chi sei, so solo che mi hai versato un caffè addosso e da allora continuo a sognarti.” Alzò di scatto il mento, affrontandolo con lo sguardo, uno sguardo lucido, quasi delirante. La voce che perdeva consistenza sulle note più alte.
Gli occhi di Dorian guizzarono sul volto della ragazza, stupiti, quasi increduli: “Sono già cominciati? I sogni…”
Sole alzò appena le sopracciglia, chiedendosi come facesse a sapere così tante cose, cercò forza nella voce, una spavalderia che poco si accostava alla sua espressione e al pallore del volto: 
“Se stiamo parlando di sogni apocalittici in cui quasi sempre finisco per trasformarmi in cenere, sì, sono iniziati una settimana fa.”
Sul volto del giovane affiorò un sorriso, esausto, ricco tuttavia di sollievo “Prendi il Grimorio, preparo un’infusione. Sarà una lunga notte, questa.”
Non le diede tempo di rispondergli, ad esempio per chiedergli che cosa fosse un Grimorio o per rifiutare la sua offerta, poiché svelto le passò accanto, e raggiunse la cucina grondando acqua sul parquet.
“Ma tu ci stai capendo qualcosa?” Sole, impotente, si ritrovò a rivolgersi a Miss Patched, scrollando le spalle sconsolata; ma la gatta inaspettatamente aprì gli occhi, rispondendole con un semplice assenso della testina pelosa.

“Ormai sto impazzendo, vedo anche il gatto annuire.”
“Arriveremo anche a questo, non temere.” Dorian era tornato, fra le mani due tazze fumanti.

 

 

La storia di Sole continua, “Bisogno di sapere” non è tratto da un libro ed è uno dei racconti che narrano semplicemente una fiaba contemporanea.

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