Il vestito a fiori

By mercoledì, Novembre 30, 2016 Permalink 1

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Ferma. Immobile. Con le mani sul volante, me ne restavo a fissare oltre il parabrezza. Il parcheggio stranamente riuscito al primo colpo. E il motore che si raffreddava.

Quando alzai lo sguardo verso le finestre del terzo e ultimo piano vidi la tenda scostarsi, i gatti avevano già capito, sapevano che da lì a poco sarei entrata in casa. Ma lui no. Lui non aveva mie notizie da cinque mesi, quattro giorni e tre ore.

Mi accesi una sigaretta, io che non fumavo da due anni. Il finestrino appena appena abbassato, perché fuori l’aria fredda dell’inverno tentava di penetrare all’interno dell’abitacolo, ed io avevo gli stessi vestiti di cinque mesi fa. Un abito a fiori e un golfino di viscosa. Se chiudevo gli occhi riuscivo a ricordare l’ultima volta che l’avevo visto, al mattino, erano le 8:55, ed io ero terribilmente in ritardo, come sempre. Un bacio veloce, un “buongiorno” distratto e lo sguardo di chi deve ancora mettere a fuoco il mondo; lo avevo lasciato così, con in mano una tazza di caffè-latte, seduto al bancone della cucina.

Finii di fumare, lentamente, tentata per un istante di accendermene una seconda, rimandando quel momento, quell’istante in cui tutto si sarebbe rotto, mandando in frantumi ogni cosa. Ogni certezza. Cercai nella borsa le chiavi di casa, chiedendomi se forse non sarebbe stato meglio citofonare, ma quando mi ritrovai di fronte al portone scelsi di percorrere la via più teatrale, la vena drammatica non mi è mai mancata, purtroppo.

Niente ascensore, meglio perdere tempo con tutti quegli scalini, da percorrere con inesorabile lentezza, infischiandomene del freddo che avevo fatto entrare nell’androne, infischiandomene di sembrare una squilibrata, con un vestito a fiori e il mio golfino lilla. “Signorina, non mi sembra l’abbigliamento adatto a questo tempo, non ha freddo?” Così mi aveva detto l’edicolante, quando mi ero recata per comprare il giornale quella mattina, ed io neanche gli avevo risposto – che maleducata! – troppo sconvolta dalla data stampata in alto a sinistra.

11 novembre. Come poteva essere?

Quando raggiunsi il pianerottolo, le chiavi non ricordavo neanche più di averle, appoggiai il dito sul campanello e attesi, attesi con gli occhi chiusi, che il mio mondo venisse fatto a pezzi.

 

 

Incipit di un racconto, una fiaba moderna che mi piacerebbe potervi raccontare. Ogni “capitolo” redatto su questo post non fa parte di alcun libro, su Alice in Wardrobe raccolgo tutte le malsane idee che popolano la mia casa stregata.

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